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Col nuovo corso, le Edizioni Scudo si caratterizzano maggiormente
come un’iniziativa volta a favorire i giovani autori e/o le iniziative
più ardite. Proprio per questo ci pare utile dedicare uno spazio
a piccoli consigli utili per realizzare un buon prodotto letterario,
anche con lo scopo di dover lavorare meno noi nella fase di pre-produzione
e quindi poter velocizzare la comparsa dei lavori degli ansiosissimi
autori. Lungi dal volerci mettere in cattedra, quello che troverete
qui sotto deriva da questi due anni di lettura attenta dei lavori
di molti e quindi dalla puntuale registrazione degli errori più
comuni.
Composizione
del testo
- 1.
Il parlato e il pensiero: da questo punto di vista noi normalizziamo
l’impaginazione per adattarla agli standard più comuni nell’editoria
professionale. Usare i cavalieri «», vuol dire far lavorare
molto i redattori finali del libro (noi). Senza disquisire in
modo pedissequo di come si deve o non si deve fare, vi chiediamo
di osservare attentamente i testi delle più grandi case editrici
e di conformarvi il più possibile. Consigliamo di diversificare
il parlato dai pensieri (per questi noi usiamo il corsivo senza
virgolette di sorta).
- 2.
Ed, ad, od: nell’ottocento e nel primo novecento si usavano
con costanza (vedere L’anno 3000 e Le meraviglie del duemila).
Oggi si tende a dire che si devono usare soprattutto quando
la vocale che segue è uguale (ad Amalfi, ed emerse, od omissioni),
ma ci sentiremmo male se non scrivessimo “ad esempio”. Nel parlare
quotidiano usiamo questa D molto spesso, ma questo non vuol
dire che la cosa sia corretta. Un consiglio può essere, nel
dubbio, di dire la frase ad alta voce, se sentiamo come un inciampo
la D forse non ci vuole. Non esagerare in nessun senso è sempre
una buona norma.
- 3.
Le cifre non si scrivono in numeri, se non in casi rarissimi
(“meno 5-4-3-2-1 via!” “Era il 1984”, “a 130° sud-ovest”), mai
in un fantasy perché il numero evoca la scienza più che la magia.
- 4.
I puntini di sospensione…: sono 3! Fare diversamente denota
dilettantismo, non fatelo.
- 5.
Punti e virgole: non vanno mai preceduti da uno spazio, le virgolettature
vanno attaccate a ciò che servono. “Sì”= va bene “ No ” = sbagliato.
Scrivendo
per essere compresi
- 1.
Se fai fatica non va bene: Più fatica facciamo fare ai lettori
e più difficilmente proporranno ad un amico di leggere il nostro
libro.
- 2.
Niente ambiguità: controllare che ogni frase sia ben raccordata
con il proprio soggetto. In italiano è facilissimo costruire
frasi con più significati diversi. Rileggere a distanza di tempo
è un ottimo modo per scoprire questi trabocchetti.
- 3.
Giovanni non basta: Prima di partire assicuratevi di avere diversi
sinonimi per il nome del personaggi. (Giovanni, Il pescatore,
l’appassionato di ittica, lo sterminatore di trote, ecc.) ma
ricordate anche di usare sinonimi neutri: lui, lei, ecc. Due
sinonimi ossessivamente intervallati fanno venire l’itterizia
al lettore.
- 4.
Ed egli disse: Ci sono molte alternative a “disse”, come ad
esempio “fece”, ma queste due sole non bastano. Il modo migliore
è domandarsi cosa sta facendo e dicendo il personaggio: se è
in ginocchio davanti alla moglie, implorò; se non capisce cosa
sta succedendo, chiese; se è un rompic… che vi vuole insegnare
come si scrive, sentenziò, e poi proclamò, sussurrò, gridò,
esclamò, urlò, digrignò, biascicò. La funzione sinonimi di word
è di molto aiuto, ma ci vuole anche fantasia.
- 5.
Il periodo manzoniano: A meno che non mi dimostri che i lettori
della fantascienza, del fantasy e del racconto di azione sono
tutti appassionati lettori di Joyce e di Proust, non c’è alcun
motivo per creare pagine che somigliano a dei mattoni. L’a capo
è molto utile per creare ritmo, suspance o per fare chiarezza.
Sostanzialmente è come fare le inquadrature di un film, paragrafi
più lunghi sono per i momenti di riflessione, paragrafi più
secchi e incalzanti sono per i momenti tesi (le scene di azione
sono difficili da descrivere e difficili da comprendere per
il lettore, spezzarle con degli “a capo” permette a loro di
capire meglio il succedersi degli eventi).
- 6.
La chiarezza: frasi piane o arrotolate, poetiche o di un sereno
realismo? Non è importante cosa fate ma perché lo fate: se la
risposta è: perché mi piace, potrebbe non essere sempre la risposta
giusta.
- 7.
Precisione: le parole italiane hanno diversi significati, ma
una volta inserite in una frase spesso vanno usate in modo quasi
scientifico, non si può improvvisare. Gli scrittori più giovani,
spesso non hanno ancora il completo controllo dei modi di dire
e dei modi di fare della scrittura. Ci sono parole e frasi molto
precise per ogni situazione che non si possono storpiare senza
fare una brutta figura. Le frasi fatte non si storpiano. Se
non volete usare frasi fatte, cercatene di nuove, ma niente
vie di mezzo. Il cavaliere sale sul suo destriero, il contadino
si arrampica sul suo ronzino… e a questo non ci sono deroghe.
- 8.
Le ripetizioni: Quelle le facciamo tutti, ma meno ce n’è e meglio
è. Ancora una volta, rileggere e usare sinonimi. Ma non ci sono
solo ripetizioni di vocaboli Siccome abbiamo i nostri schemi
mentali, non ci rendiamo conto che, a distanza di tempo, tendiamo
a ripetere i medesimi modelli narrativi. In un lungo romanzo
potremmo far fare al protagonista più volte la stessa cosa,
fargli dire la stessa frase ossessiva, presentare due personaggi
nella medesima maniera. Rileggere.
- 9.
Il linguaggio: Non potete scrivere come parlate, solo gli ‘incolti’
lo fanno (categoria alla quale uno scrittore non può appartenere
per default). Anche qui vale la regola di tener presente cosa
si sta facendo. In un fantasy non si possono usare espressioni
gergali del nostro tempo. “Piantala” o “Testa di c…” ti teleportano
istantaneamente in bar di periferia di fronte a un biliardo.
Bene invece se è proprio lì che volete andare.
Regole
Editing Scudo
Per
coloro che volessero già predisporre i propri scritti con le nostre
regole di editing e di formattazione del testo (che poi sono quelle
adottate dai professionisti della scrittura) le elenchiamo qui
sotto
-
Per i dialoghi = « » - perché le più grandi editrici fanno così.
- Per
i pensieri = corsivo - per distinguerlo dal parlato, secondo
noi le virgolette "" non sono sufficienti.
- Un
dialogo termina sempre con una virgola (a meno di ? ! o ...)
se dopo c'è una spiega, che inizia sempre in minuscolo.
- Punti
virgole eccetera sono sempre dentro al dialogo (gli autori le
mettono «dentro,» e «fuori», a casaccio, invece bisogna darsi
una regola precisa e noi abbiamo scelto dentro) - spesso gli
autori dimenticano di mettere i punti in fine paragrafo.
- Nel
romanzo, salvo casi rarissimi, non si mettono mai le (parentesi)
e le sostituisce con le - linette - che word trasforma in eleganti
linette allungate, se si batte una spazio dopo la parola successiva.
Per
il resto lasciamo in genere all'autore ampia libertà, salvo quando
quello che fa (e capita) non ha alcun senso.
Come
aiutarci
La
lunghezza dei racconti non è un problema. A seconda del taglio
decideremo se inserirli in SHORT STORIES o farne un “singolo”
in LONG STORIES.
L’argomento
dei racconti non è un problema. Abbiamo creato EARTH’S TALES,
proprio per poter ospitare tutto quello che ci piace e che ci
sembra degno di attenzione. Abbiamo, poi, dovuto ripeterlo sino
allo sfinimento: i numeri di Short Stories sono tematici, ma non
in modo rigido. Inutile quindi chiedere quali saranno i prossimi
temi per potersi inserire; c’è spazio per tutti e sono i racconti
a fare Short Stories e non il contrario.
Il
formato elettronico del racconto dovrà essere SOLO l’RTF (Rich
Text Format) - formato universale salvabile da word di Microsoft
(qualsiasi versione), Writer di OpenOffice, Wordpad di Windows
e numerosi altri software di scrittura. Alle volte non riusciamo
ad aprire i file che ci mandate.
IMPORTANTE
I
racconti - in formato rtf - dovranno essere spediti al seguente
indirizzo email:
shortstoriesbook@gmail.com
I racconti dovranno essere OBBLIGATORIAMENTE corredati da nome
e cognome dell’autore,
una breve nota biografica di tre o quattro righe, una email di
riferimento per comunicazioni ed un numero di telefono.
Per
contattare la redazione per eventuali chiarimenti l’indirizzo
email è:
shortstoriesmag@gmail.com
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